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sabato 28 maggio 2016

A Letto Con Londra - Capitolo 6 - Il Passaggio

Il 2009 è stato un anno importantissimo per me. Non solo ha segnato il lancio della carriera di Shiva
Queen, ma ha anche dato inizio alla discesa della carriera di Christian. Il mio sogno, quello di fare carriera all'interno di un Centro Commerciale, era stato messo totalmente da parte. Avevo di fronte agli occhi la possibilità di ottenere successo e fama, con uno sforzo minimo. Dovevo semplicemente ricoprirmi il viso di make-up, scegliere gli abiti da indossare (spesso forniti da sponsor), ed andare in giro per Londra a divertirmi e a far divertire gli altri. Per due interi anni ho conosciuto persone solo ed esclusivamente sotto le vesti di Shiva Queen. Spesso mi capitava di uscire anche in borghese, per il semplice gusto di divertirmi, e a stento le persone mi riconoscevano. Poteva sembrare una cosa simpatica, perdere tempo a spiegare chi fossi e sentirmi dire "Oh my God, you are so cute as a boy!", ma tutto diventava triste nel momento in cui mi accorgevo di essere ricercato solo ed esclusivamente per via della mia seconda identità.

La mia confusione non è mai stata sessuale. Non vestivo i panni di Shiva Queen perché mi piacesse essere donna, o perché non fossi felice nell'essere nato maschio. La mia confusione era mentale. Non ho mai pensato che Christian fosse talmente forte da poter affrontare situazioni difficili, e inconsciamente ho creato un'identità totalmente opposta alla sua, anche a livello visivo. Il lavoro psicologico che si nasconde dietro il make-up è veramente grande. Ci si guarda allo specchio e si vede un'altra persona. Molti si spaventano, scappano, altri invece si studiano, iniziano ad apprezzare quel nuovo volto e mascara dopo mascara, a trasformarlo in una reale identità. Vestire i panni di Shiva Queen mi faceva sentire forte, invincibile e determinato. Il mondo nel quale ero entrato era il sogno di molti, mi sentivo un po' come Britney Spears che arriva dalla Sardegna e diventa famosa a Londra.

Un giorno, nei panni di Christian, mentre facevo le mie 8 ore quotidiane a Selfridges, ebbi una sorta di flash. Camminavo per spostarmi da una zona all'altra, quando passando per uno specchio, non riconobbi il volto della persona che vedevo. Mi chiesi "Chi sono io? Io non appartengo a questo... io sono di più, io posso essere di più. Non ho bisogno di lavorare, io posso essere Shiva Queen e guadagnare senza fare nulla!". Ero pronto a lasciare quel lavoro e a dedicarmi esclusivamente alla mia carriera come Shiva Queen e ad incrementare il numero di video che producevo per YouTube. Ancora ero agli inizi su YouTube, per cui analizzerò quel mondo in un altro capitolo.


Fortunatamente, sono cresciuto in una famiglia che mi ha dato dei valori, e insegnato che bisogna stare con i piedi per terra. Nel momento in cui pensai di lasciare tutto e dedicarmi a Shiva Queen, immaginai anche il mio futuro 10 anni dopo, e a cosa ne sarebbe stato di quel volto all'età di 40 anni. Sarei stato in grado di fare quello che facevo ogni giorno? Sarei stato in grado di organizzare party e ricoprirmi di make-up 3 volte alla settimana? E se fosse successo qualcosa di grave, cosa mi avrebbe sostenuto economicamente senza la necessità di ricoprire quelle vesti? Poi pensai a mia madre, e al fatto che ancora non guadagnassi abbastanza per poterla aiutare. Così accantonai l'idea di dedicarmi solo al mio alter ego, e decisi di continuare il mio cammino su due strade differenti.

Una delle prime cose che feci sotto le vesti di Shiva Queen, fu lavorare come modello per alcuni Designer inglesi che avevano bisogno di pubblicità. Uno dei miei Designer preferiti era Sorapol (attuale designer di Nicki Minaj), il quale mi chiese di aiutarlo a promuovere degli abiti per un Fashion Show. Decidemmo quindi di andare in giro per Londra indossando i suoi abiti. Era la prima volta che portavo Shiva Queen alla luce del sole, ed è stato emozionante vedere come le persone reagivano di fronte alla mia seconda identità. La cosa interessante è stata vedere che in tanti si avvicinavano a chiedere autografi e a fare foto con noi. Non eravamo personaggi famosi, ed eravamo popolari solo negli ambienti notturni, ma la gente questo non lo sapeva. Così decidemmo di stare al gioco. 


Quel minimo accenno di popolarità mi fece capire che era arrivato il momento di dedicarmi a YouTube e ad un mondo che mi avrebbe aiutato ad accrescere la mia immagine e a farmi diventare famoso. Parliamoci chiaro, si inizia su YouTube perché magari si ha tanto da dire, ma di certo la fama e successo sono inclusi nel pacchetto, e chi inizia, sa bene a cosa va incontro.

Ci sono stati giorni in cui mi svegliavo ed ero più confuso del solito. Ci sono stati momenti durante questo passaggio in cui veramente misi in discussione la mia sessualità. A quei tempi non ero a conoscenza della mia reale ed attuale identità e del perché avessi bisogno di un alter ego, per cui mi lasciavo influenzare dai commenti delle altre persone, le quali pensavano che lo facessi per il semplice gusto di vestirmi da donna. Molto spesso me lo chiesi anche io, se fosse quello il reale motivo, ma più ci pensavo e più sentivo che quella non era la risposta. Sono sempre stato introspettivo e ho sempre analizzato ciò che passava per la mia testa, ma vivendo in un campo nuovo, avevo ancora molto da imparare. Il mio mondo era fatto di arte e di determinazione, il mio mondo era una scappatoia da una realtà che credevo Christian non sarebbe mai stato in grado di affrontare.

La domanda di base è: perché Christian non si sentiva abbastanza forte per conquistare il mondo? Perché era più semplice creare un alter ego, piuttosto che essere se stessi?

Le risposte nel prossimo capitolo.

Christian Sanchini

mercoledì 4 maggio 2016

A Letto Con Londra - Capitolo 5 - La Carriera

Lavorare in uno dei Department Store più famosi al mondo non è una cosa semplice. Sebbene io fossi sicuro di avere talento, avevo spesso avevo difficoltà a dimostrarlo. Come è già stato menzionato, provengo da una città non tanto grande, un ambiente che è poco incoraggiante e che il più delle volte ti porta a sedare le tue qualità e lasciarti andare a quel che capita. In una città come Londra invece, bisogna avere le idee chiare, ma sopratutto bisogna essere preparati ad affrontare ogni occasione ed ogni tipo di colloquio o conversazione.
Un fattore che influisce tantissimo è certamente la proprietà del linguaggio e la capacità di esprimere dei concetti in maniera chiara e professionale. Per poter arrivare a questo livello però, è necessario un certo livello di esperienza nel campo o settore all'interno del quale si vuole crescere.
Io non avevo mai lavorato come commesso in Italia, per cui mi mancavano totalmente le basi minime per poter comprendere come quel mercato funzionasse. Apprendere termini tecnici direttamente dalla lingua inglese è forse la prova più grande da superare. Le nozioni sono tantissime e a volte dovevo accompagnarmi con un dizionario inglese, per poter comprendere il concetto della parola nella lingua stessa, visto che non ne conoscevo nemmeno il significato in italiano.

Nel frattempo, vista la posizione del Department Store, ero a stretto contatto con una marea di turisti e di persone da ogni parte del mondo, ognuno con diversi accenti e cadenze. Mentre cercavo di imparare i termini del mestiere, dovevo anche concentrarmi nel comprendere i clienti e incrementare le mie vendite e i miei numeri. Il mio lavoro come commesso consisteva nel vendere oggetti e articoli di lusso, edizioni limitate ed esclusive, per le quali era necessaria una certa preparazione tecnica. Con questo non voglio dire che non fossi in grado di riuscirci, ma trovavo tantissima difficoltà nel competere con i miei colleghi inglesi che avevano una preparazione migliore della mia. Numericamente parlando, ero l'ultimo della classe. Le mie vendite erano basse e non riuscivo mai a raggiungere i budget aziendali. Avevo tantissimi altri talenti, riconosciuti anche dai miei Manager, ma per poter procedere era necessario apprendere l'inglese in maniera più veloce ed acquisire una padronanza tale da riuscire a sostenere una conversazione con qualsiasi tipo di persona. Ciò di cui avevo bisogno era ascoltare dialoghi di ogni genere da persone differenti, in modo tale da poter accrescere il mio vocabolari.

Così iniziai ad avvicinarmi ad una piattaforma on line che tendenzialmente seguivo poco, un luogo nel quale la gente poteva postare video e parlare di se, parlare di prodotti, dare consigli, condividere acquisti: scoprii il mondo di YouTube. Nel lontano 2008 erano in pochi a fare video su YouTube. In Italia quelli più popolari erano circa una decina, mentre invece in America YouTube dava da mangiare a tantissimi user e talenti. Ogni giorno ed ogni notte mi piazzavo su Internet a seguire queste Web-stars Americane, ed ogni giorno imparavo parole e modi di dire che mi aiutavano a diventare più sciolto nella lingua. Sembra un paradosso, ma io riuscivo ad apprendere di più ascoltando video su YouTube, piuttosto che dialogando con i miei colleghi. Il più delle volte mi deridevano e non mi insegnavano mai nulla. Spesso non capivo le loro battute e tante volte ero escluso dalle loro conversazioni di gruppo. Non che fossi emarginato, ma in maniera involontaria ero io stesso che, non comprendendo, mi allontanavo. Molti si chiedono come mai il mio accento sia più americano o piuttosto che inglese. Beh, questo è uno dei motivi principali. Il mio Inglese nasce da YouTube, non dalla vita di tutti i giorni.

Il mondo di YouTube per cui, ha contribuito tantissimo alla mia esperienza qui a Londra. Grazie alle nozioni acquisite, mi rendevo conto di essere in grado di poter esprimere meglio ciò che sentivo dentro, vendevo di più e la mia personalità in una lingua differente si stava allineando con la mia reale personalità nella lingua italiana. Era bello vedere e sentirmi riemergere in una lingua totalmente differente. È stato come rinascere, attraverso un processo lento e difficile nel quale mi sono messo di impegno e sono riuscito a raggiungere degli obiettivi. Ora avrei solamente dovuto utilizzare quelle doti per poter fare carriera e reindirizzare il mio cammino verso il mio sogno iniziale. Sembra tutto semplice, no?

Beh, non per una persona come me.

Questo "rinascere", questo "riemergere" ovviamente riportò in superficie la mia reale natura: quella estroversa, quella eccentrica, quella esuberante, arrogante, superba, ma sopratutto diva. E quale modo migliore di esprimerlo se non tramite un'altra personalità?
Capii quindi di avere tra le mani la possibilità di far rinascere anche Shiva Queen ed importarla in Inghilterra, e raggiungere il sogno lasciato alle spalle: diventare famoso.

A questo punto la situazione stava diventando nuovamente complicata. Il sogno di Shiva stava riaffiorando, mentre quello di Christian invece era stato nuovamente messo da parte. A quei tempi ero abbastanza popolare su Facebook, avevo quasi 5,000 amici (era un'altra era) e la gente mi seguiva per il mio essere simpatico e per il mio costante black humour. Decisi di dare un'occhiata intorno e capire in quali modi avrei potuto far emergere nuovamente Shiva Queen. Entrai in contatto con quello che poi diventerà il mio Talent Manager, Terry-James Lynch. Cercava Drag Queen per poter lavorare nei locali come host e organizzatori. Colsi la palla al balzo e lo contattai immediatamente. Mandai le foto di Shiva Queen e fui scelto immediatamente come volto del locale Zebrano (Soho) durante il Pride del 2008. Quell'esperienza mi catapultò immediatamente in un mondo tutto nuovo, una vita notturna della quale non ero assolutamente a conoscenza. Ogni sabato lavoravo in uno dei locali più IN di Soho, nel quale invitato amici e conoscenti, si beveva, si ballava e ci si divertiva. Nel giro di due mesi iniziai a lavorare anche il venerdì in uno dei miei locali preferiti, Punk!

Punk! era un club nei pressi di Tottenham Court Road, ed io mi occupavo della gestione della VIP Room. In queste serate abbiamo avuto ospiti di un certo calibro, da Kate Moss a Paloma Faith, fino a Paris Hilton. Era strano vedere come trasformandosi in un'altra persona fosse facile entrare in contatto con questi ambienti e personaggi famosi.

Shiva Queen lentamente stava diventando popolare, e tutto questo nell'arco di pochissimi mesi. Christian invece continuava a lavorare come commesso a Selfridges, guadagnava il suo stipendio, e non vedeva l'ora che arrivasse il weekend per potersi trasformare ed entrare in un mondo magico nel quale stava bene e si sentiva appagato.

Sono confuso. Continuo a riferirmi a Shiva Queen e Christian come se fossero terze persone. Chi sono io ora, e che fine hanno fatto quelle due persone?

La risposta a queste domande giace nell'analisi del percorso mentale che avvenne dal 2009 in poi.

Verso la fine del 2008 entrai in contatto con uno scrittore, un ragazzo che si occupava di recensire i club e locali in uno dei più famosi siti di night-life a Londra. Diventammo amici, e insieme a Terry, decidemmo di lanciare Shiva Queen nello showbitz. John, lo scrittore, iniziò a recensire i locali nei quali Shiva Queen lavorava e cominciò a nominarla spesso, fino a raggiungere una notorietà tale da poter avere accesso a feste private ed esclusive. Shiva Queen quindi si trovò a bere champagne col padre di Michael Jackson, a parlare con Vivienne Westwood della sua nuova collezione, a truccare ed invitare Jessie J a Punk! e presentare il suo primo singolo (ecc, ecc, ecc ed ecc...). Shiva Queen era perfettamente introdotta nella vita notturna Londinese e poteva avere accesso a qualsiasi club: il sogno di tanti.

Bisognava però fare qualcosa di più. Bisognava lanciare la carriera di Shiva Queen in maniera differente, e offrire qualcosa di diverso e di nuovo.

Beh, suppongo ci siate già arrivati.

Quel mondo si chiama YouTube.

E con questo primo video, Shiva Queen iniziò la sua carriera su YouTube. Dove arrivò? Dove si fermò? Ma sopratutto, dove era Christian in tutto ciò? Domande alle quali si troverà risposta solo dopo 6 anni.

Per ora, fermiamoci al 2009. E il boom deve ancora arrivare.



sabato 12 marzo 2016

A Letto Con Londra - Capitolo 4 - Il Ritmo

La vita a Londra è terribilmente frenetica. Sai quando la tua giornata inizia, ma non sai mai quando finisce. Tutto si svolge in tempi ristretti e senza  fronzoli. Le parole e le frasi sono strutturate in modo da essere concise, chiare e sintetiche. In tutto ciò, però, si nasconde una trappola.

Una formalità tipica degli inglesi, quando devono praticamente schiavizzarti o costringerti a fare qualcosa, è quella di impostare la frase in modo tale da farti pensare che, facendo quella determinata cosa, tu gli stia facendo un favore. In Italia per esempio, se dobbiamo affidare un incarico lavorativo a qualcuno, ci limitiamo a dire: "Potresti gentilmente contattare le persone in questa lista e darmi una risposta entro le 2 del pomeriggio?" ergo "ti sto pagando per fare questo, fallo!". Gli inglesi invece, strutturerebbero la frase in questo modo: "Non è che mi faresti un favore e contatteresti le persone in questa lista? Se riesci a farlo entro le 2 del pomeriggio that would be lovely". Tutto ciò magari potrebbe anche suonare meglio, visto che la reazione sarebbe "Oh, che carino, guarda quanto è gentile!". Ma, ovviamente non è così!

Il problema sorge quando tu effettivamente non capisci che dietro quel finto buonismo si nascondono una serie di porte e reazioni a catena che mai vorresti aprire. Se alle 2 del pomeriggio tu non hai terminato, puoi anche iniziare a scavarti la fossa, scegliere come morire, creare l'evento su Facebook ed invitare tutti gli amici.

La prima reazione è la cosiddetta "disappointment" o delusione nei tuoi confronti, che inizia con una serie di parole a raffica che terminano con "mi aspettavo che l'aresti fatto, ma sono profondamente deluso dal fatto che tu non abbia terminato l'incarico". Se anche cerchi di spiegare il perché tu non ci sia riuscito, scatta immediatamente la seconda reazione, quella del "avresti dovuto dirmelo prima".

La chiave per far funzionare le cose con gli inglesi, alla fine, è la comunicazione stessa. Una delle cose che ho imparato fin dagli inizi, è stata quella di chiarire e spiegare quando ritenevo di non poter portare a termine un incarico nei tempi richiesti. Ma per farlo, bisogna prepararsi e presentare le "prove" che spieghino in anticipo il perché le condizioni richieste non possano essere rispettate. E questo gli va perfettamente bene, as long as you let them know.

Durante la tipica giornata inglese ci si trova ad affrontare miliardi di situazioni e ci si relaziona con tantissime persone provenienti da ogni parte del mondo. Questo porta ad identificare una delle caratteristiche indispensabili per poter essere una persona di successo: mai farsi trovare impreparati, o viceversa, essere sempre pronti! Questo concetto si applica in qualsiasi situazione. Da un semplice colloquio di lavoro, alla fila per fare la spesa, allo stare alla destra nelle scale mobili.
Agli inglesi le persone insicure e indecise, non piacciono. E queste sono le prime a non essere considerate durante un colloquio di gruppo, durante la scelta su chi promuovere e via dicendo.

Quando tornai a Londra la seconda volta, nel febbraio 2008, avevo ben in mente quali fossero le mie intenzioni. Il mio primo passo era quello di imparare a relazionarmi con gli inglesi e con i loro modi di fare. Iniziai così a studiarli e a cercare di capire come reagire quando mi sentivo messo in croce o attaccato perché commettevo errori. Capii immediatamente che se non ero in grado di strutturare la frase e rispondere a dovere anche se non in torto (come faremmo in Sardegna), avrei semplicemente dovuto lasciar perdere e mordermi la lingua dicendo "Mi dispiace per l'errore commesso, avrei dovuto prestare più attenzione e mi metterò d'impegno per migliorare". Scoperto questo Sacro Graal, la mia vita iniziò a prendere una piega totalmente diversa. Iniziavo a vivere le mie giornate con più positività, e questo perché mi ero preparato sul come gestire una delle situazioni che più mi mettevano a disagio e che mi avevano spinto ad abbandonare Londra pochi mesi prima.

Dopo aver messo in atto la prima parte del mio piano, era ora di cercare una nuova casa. Al mio rientro, stetti per un paio di settimane con Fabiana nella sua stanza a Battersea Park. La zona di Battersea è piuttosto carina: si trova a sud del Tamigi e di Chelsea. L'ho sempre considerata come un'area scelta da quelli che lavorano in centro ed arrivarci è veramente questione di minuti. Purtroppo però non potevo stare in quella casa, cosi mi misi alla ricerca di una nuova stanza. Francesco viveva ancora a Golders Green, mentre Fabiana si spostò sempre più a sud.

Io, invece, finii a Vauxhall.

Vauxhall, a mio avviso, è un'area pessima. La maggior parte dei club notturni e hard core, after/rave party, si trovano tutti nell'area. Spesso la domenica alle 9 del mattino, mentre aspettavo il bus, venivo affiancato da persone completamente ubriache e fatte della qualunque che volevano mi unissi a loro per after party o simili. Considerato il tipo di ambiente, uscire la notte e rientrare passando per Vauxhall era alquanto pericoloso. La cosa poco positiva inoltre, è che mi trovavo in casa con una coppia di ragazze polacche e un ragazzo italiano che fumava canne dalla mattina alla sera. Le ragazze litigavano ogni 5 minuti, mentre l'italiano a stento capiva quello che gli dicevamo, e il più delle volte lo trovavamo addormentato sbronzo sulle scale.

Ma il problema più grave era un altro: non avevo I-N-T-E-R-N-E-T!!!

Pagavo pochissimo di affitto, ma la mia stanza era un buco. Ci stava un letto singolo e un comodino. Non avevo nemmeno lo spazio per muovermi né per aggiungere una scrivania o un semplice mobile.

In quel periodo soffrii tantissimo di solitudine. Era difficile trovarmi in una grande città e sentirmi solo, in una casa che non sentivo mia, con persone che non conoscevo. Raggiunsi l'apice quando mi venne la febbre altissima e mi trovai da solo in casa. Chiamai Francesco in lacrime e chiesi aiuto. La testa mi girava tantissimo e sudavo a dismisura. Non avevo un medico e non sapevo che medicine prendere o come farmi passare la febbre. Così Francesco arrivò e mi buttò in doccia. Io deliravo, manco mi ricordo. Mi portò delle medicine e il giorno dopo iniziai a stare meglio.

La cosa che volevo però era vivere con persone che conoscevo e che mi erano amiche. Così iniziai ad andare più spesso a casa di Francesco a Golders Green e a piazzarmi li` durante la settimana (chiamatemi accollo). Io lavoravo in Selfridges, per cui era facile raggiungere lavoro da casa sua. Preferivo prendere il bus, anche se ci metteva più tempo. Le aree che visitavo erano tutte zone carine e benestanti, quindi mi piaceva stare seduto nel bus, godermi il caffè, e vedere il paesaggio. Nell'arco di un mese Francesco mi propose di trasferirmi nella sua stanza e dividere le spese. In tal modo avremmo risparmiato entrambi, e io non sarei più stato solo.

Lentamente la mia vita stava prendendo forma, e a poco a poco costruivo il mio futuro mattone dopo mattone. Ero speranzoso e non vedevo l'ora di scoprire cosa questa fantastica città avesse ancora da offrirmi.

Ora avevo solo un obbiettivo: fare carriera a Selfridges.

Ero semplicemente un commesso, ma volevo diventare di più. Volevo diventare Brand Manager e poi salire di grado e diventare Department Manager.

Sapete quale è la cosa divertente in tutto ciò? Beh, in 4 anni che passai in Selfridges, non riuscii mai a far carriera. E rimasi un commesso. Sempre e solo un commesso.

Come mai? Cosa accadde? Cosa cambiò?


Well, questa è tutta un'altra storia...
 

venerdì 4 marzo 2016

A Letto Con Londra - Capitolo 3 - Il Dubbio

Si dice che la mente umana spesso e volentieri giochi brutti scherzi. Alcuni la ascoltano costantemente, altri seguono il cuore, certi ragionano con le parti basse, molti invece si tappano le orecchie e agiscono seguendo l'istinto! Quando invece ci troviamo di fronte a delle sfide, possiamo fare solamente 3 cose: affrontarle, ignorarle, o scappare. Io scelsi la terza.

Avrei potuto affrontare il carattere degli inglesi semplicemente mettendomi nei loro panni, impegnarmi a capire in che modo la loro mente funzioni e prendere in mano la situazione tirando fuori le palle (cosa che noi sardi abbiamo da vendere). Oppure avrei potuto decidere di ignorarli, farmi scivolare il loro carattere ostile e falso, i loro modi di fare altezzosi e la loro scarsa empatia nei confronti di qualsiasi essere umano. Invece decisi di non essere in grado di reggere il confronto, e scelsi di scappare da Londra. Certamente non potevo tornare in Sardegna, sarebbe stato un clamoroso fallimento, e non potevo andare in un'altra città straniera dato che non conoscevo altre lingue. Le opzioni quindi si ridussero allo scegliere tra Milano e Roma. Visto che considero Milano una mini versione di Londra, scelsi di andare a vivere nella grande capitale.

Per colmare la profonda delusione che avevo nei confronti di me stesso e del fatto che, anche se avevo trovato una scappatoia era comunque un fallimento personale, decisi di riprendere in mano il mio vecchio personaggio Duca Vanity e trasformarlo in un alter ego più maturo ed evoluto. Avevo bisogno di una maschera che mi permettesse di esprimere la mia insoddisfazione personale, ma sopratutto avevo bisogno di uno scudo e di un'immagine da usare in pubblico per dare forza al mio animo e nascondere la mia sconfitta. Così nacque Shiva Queen.

Shiva Queen fece i primi passi nei locali romani nel 2007 grazie all'aiuto di Simone (Polena) e del mio migliore amico Angelo. A quei tempi l'ambiente romano era eccessivamente selettivo. Pochi riuscivano a fare carriera come Drag Performers e le persone che si cimentavano in questa impresa non erano tantissime. Esisteva una forte diatriba tra Muccassassina e Alpheus, per cui molto spesso gli artisti erano costretti a dover scegliere una fazione con la quale schierarsi. Angelo lavorava come ballerino per la Muccassassina, mentre Polena, sebbene loro amico, lavorava all'Alpheus. Mi trovavo quindi al centro di una guerra tra titani della quale potevo anche fare a meno. A me non interessava prendere posizioni, né tanto meno scegliere chi frequentare e chi no. Volevo essere amico di tutti e vivere una vita spensierata che mi permettesse di non dover affrontare la delusione profonda che sentivo.

Per circa 2 mesi stetti a casa di Angelo, dandomi alla pazza gioia tra un locale e l'altro. La vita a Roma, sopratutto quella mondana e notturna, può diventare deleteria. Quando il divertimento diventa eccessivo, ti distrae dagli obblighi di tutti i giorni e ti catapulta in un mondo nel quale ti convinci di non avere né responsabilità né che le tue azioni abbiano conseguenze. In quei due mesi a Roma non riuscii nemmeno a trovare un lavoro. In tutta onestà, nemmeno lo cercavo. In cuor mio sapevo di non appartenere a quel posto, e sapevo che prima o poi me ne sarei andato nuovamente.

Un giorno mi svegliai, guardai Angelo, sorrisi e lui mi disse: "Hai deciso di tornare a Londra, vero? Ti conosco troppo bene!".

Prima di tornare a Londra decisi di fare un salto in Sardegna e passare il Natale con la mia famiglia. Non potevo sapere che quello sarebbe stato l'ultimo e l'unico Natale che avrei potuto passare nella mia città e ad oggi conservo nel mio cuore tutte le emozioni e i sentimenti che ho provato in quei mesi. Era un periodo di confusione, un momento in cui avevo perso me stesso e non capivo chi fossi. Christian si stava annullando, e dentro di me prendeva sempre più vita e identità un personaggio che invece era più forte, stabile, sicuro di se. In fin dei conti, fu Shiva Queen a scegliere di tornare a Londra. Christian ancora si tormentava sul perché avesse lasciato quella città e sul perché non fosse stato in grado di tirare fuori le palle e agire anziché piangersi addosso.

Dentro di me lottavano due personaggi. Uno debole e sensibile e uno menefreghista e diva. Poi si sa, è più facile ignorare il proprio cuore fingendo di essere forti, piuttosto che ammettere la sconfitta e rimboccarsi le maniche.

Arrivò Febbraio...

"...una guerra tra amore e odio. E' un mese nel quale le persone si confrontano con se stesse e, quasi per magia, riescono a prendere le decisioni più impossibili e difficili... considero il mese di febbraio come una fonte di rinascita e rivoluzione. Tutte le mie più grandi decisioni sono state messe in atto in questo periodo: quando mi trasferii a Londra la prima volta, la seconda volta, e la terza esattamente 3 anni fa. Non so perché io scelga questo mese, ma sta di fatto che per culo o per fortuna, febbraio è sempre la mia musa ispiratrice." (Capitolo 1).

Contattai così i miei vecchi manager in Selfridges, e ottenni nuovamente lo stesso lavoro, nella stessa area, con la stessa posizione. In fin dei conti ero bravo nel mio mestiere. Sapevo vendere, sapevo parlare ed esprimermi e sapevo relazionarmi con le persone.

Questa volta però, qualcosa era diverso, qualcosa funzionava in un altro modo. Perché non mi ero messo il problema degli inglesi e dei loro modi di fare? Perché non avevo pensato al motivo per il quale in primis ero scappato da Londra? Dove erano le mie paure, il mio stare male se trattato con arroganza e con poco rispetto, la mia voglia di scappare? Dove era Christian?

Christian era in un angolo, sotto ad un tavolo, un po' come Lord Voldemort dopo essere stato sconfitto da Harry Potter. Era sempre li, ma inerme. Pensava, ma non agiva. Soffriva, ma lo faceva in silenzio.

Questo passaggio ancora mi confonde. Perché sentii il bisogno di creare una seconda personalità per affrontare la mia vita e le mie paure? In fin dei conti ero sempre io, in entrambe le forme. Forse, internamente, pensai che sarebbe stato più facile iniziare da capo con un'altra persona, un altro me. Forse ero talmente deluso da Christian e dal fatto che non fosse riuscito ad affrontare Londra e gli inglesi, che decisi di rinchiuderlo e punirlo per il suo essere debole e senza palle.

Di certo non potevo sapere che questo nuovo alter ego, Shiva Queen, avrebbe preso una forma più concreta e mi avrebbe portato in posti e situazioni che mai avrei immaginato. Non sapevo ancora che nei successivi 5 anni Shiva Queen sarebbe diventato un fenomeno che avrebbe sempre più sotterrato e nascosto Christian, accantonato i suoi sogni e i suoi desideri per rincorrere una vita di fama e di successo.

Ero nuovamente a Londra "...la città in cui tutto ciò che desideri può diventare realtà...".

Ma questa volta le mie intenzioni erano diverse. I miei progetti erano altri. Io, ero un'altra persona.

Io ero Shiva Queen.

domenica 28 febbraio 2016

A Letto Con Londra - Capitolo 2 - L'Inizio

Iniziai a lavorare all'età di 17 anni, o forse poco prima. Il mio primo lavoro ufficiale non era male, visto che mi aiutava a pagare le lezioni di scuola guida. Mi alzavo ogni mattina alle 6 e andavo a pulire le scale di 6 palazzi in una zona centrale di Cagliari. Erano 6 palazzi di circa 12 piani, tutti con la moquette (giusto per facilitarmi il lavoro). Alle 8.30 entravo a scuola e uscivo alle 13.30. Tornavo a casa velocemente, pranzavo e riuscivo per andare agli allenamenti di pallavolo. Dopodiché andavo alle lezioni di scuola guida. Ero molto sveglio a quell'età, e sopratutto volevo risparmiare, per cui decisi di dare l'esame privatamente e studiare la teoria da solo. Passai gli esami al primo colpo, senza errori e senza investire nessuno in mezzo alla strada. Successivamente mi comprai uno scooter, e per coprire le spese iniziai a fare il lavapiatti presso l'Hotel Setar nella zona Margine Rosso a Quartu Sant'Elena. Fu un periodo alquanto difficile anche perché andavo a scuola e spesso dormivo poco. I soldi però mi facevano comodo e mi aiutavano a non pesare così tanto su mia madre e sulle sue finanze.

Dopo 2 mesi lasciai quel lavoro, non faceva per me. Mi trovavo troppo spesso in mezzo a persone negative e senza aspirazioni nella vita, persone che spesso mi discriminavano e mi trattavano con poco rispetto. Mia madre si arrabbiò tantissimo per questa mia scelta, considerato che avevo ancora le rate dello scooter da pagare. Così trovai lavoro come porta-pizze ed ogni giorno me ne andavo in giro al gelo a consegnare pizze a chi poteva permettersele.

Nello stesso periodo ci fu il boom dei balli latino-americani e, visto che di danza e ballo un po' ne masticavo, fui notato in mezzo alla folla e selezionato per entrare a far parte di un corpo di ballo che mi avrebbe portato in giro per tutta la Sardegna. Eravamo conosciuti nel mondo del ballo come i Latin Caribe. Per 3 anni il mio ego cresceva in maniera esponenziale: ci riconoscevano in mezzo alla strada e partecipavamo a programmi televisivi in cui ballavamo e facevamo spettacolo. Ero contento di quello che facevo, ero al centro dell'attenzione e ricevevo sempre tanti complimenti. Purtroppo questo lavoro non era economicamente appagante, per cui iniziai a fare il bagnino al Lido (Poetto). La gente mi riconosceva come il 'ballerino dell'Alta Marea' (locale nel quale ci esibivamo spesso), ma poi mi trovavo a dover pulire i cessi con la scopetta o a servire e riverire i clienti ricchi e con la puzza sotto il naso. Insomma, io tutto questo lo vedevo come una tortura psicologica, passavo dall'essere trattato con rispetto all'essere schiavizzato da persone senza un cuore e senza ritegno.

Nel 2003 decisi di fare le cose per bene e cercare un lavoro serio, così iniziai a lavorare al Servizio Clienti di Sky. Nel 2005 però, grazie al mio amico Renzo, feci da vocalist per uno spettacolo Drag Queen in uno dei locali più popolari della Sardegna: il Go Fish. Quell'esperienza lanciò un personaggio che prese il nome di Duca Vanity, e successivamente evoluto in quello che oramai è più conosciuto nel web, Shiva Queen.

Detto questo, non è difficile capire perché io non abbia immediatamente trovato lavoro a Londra. Il mio ego straripava da tutte le parti e mi rifiutavo costantemente di fare qualsiasi lavoro che mi mettesse nuovamente in una posizione di inferiorità rispetto agli altri. Il mio inglese non era ottimo per cui non potevo aspirare a fare altro che non fosse il cameriere o il lavapiatti. Di certo non volevo scendere a compromessi, ma la situazione peggiorava di giorno in giorno. Il motivo era che ai miei occhi, io avevo già fatto la gavetta, avevo già fatto quei tipi di lavori e non volevo iniziare nuovamente d'accapo. Ma io e Fabiana non riuscivamo ad ottenere un lavoro, ogni giorno facevamo colloqui telefonici nei quali non capivamo assolutamente nulla di ciò che ci dicevano, per cui non riuscivamo a passare nemmeno la prima selezione telefonica. Tutto questo perché ci cimentavamo in qualcosa più grande di noi. Per fare il cameriere tutto questo non era necessario. Ma io, ostinato, non volevo farlo.

I soldi e i risparmi si riducevano, e ci trovammo per settimane a dover vivere di pane e ketchup o pasta al pesto. Vivevamo a Warren Street, in pieno centro, con un affitto mensile di 433 sterline ciascuno. I soldi che avevamo ci servivano per l'affitto, e tagliavamo tantissimo sul cibo. Spesso Francesco ci aiutava portandoci del cibo, ma ovviamente anche lui era agli inizi della sua esperienza a Londra e come studente universitario aveva le sue spese. Non potevamo di certo farci mantenere da lui.

Grazie all'aiuto di un suo amico sardo di vecchia data, Fabiana fu la prima a trovare lavoro come segretaria, anche se spesso chiamava Francesco per aiutarla con l'inglese. Era divertente vederla alle prese con situazioni nelle quali io avrei dato fuoco a tutto e a tutti pur di uscirne senza imbarazzo.

Passati più di 2 mesi a Londra, io invece ancora non avevo trovato lavoro. Per restare in quella città, mi rassegnai a scendere a compromessi col mio ego: accettai di lavorare in una Delicatessen (una sorta di salumeria/bar/ristorante) in una delle zone più ricche di Londra, Gloucester Road (ammazziamolo sto ego eh?). La paga era buona e finalmente potevamo mangiare del buon cibo italiano e sopratutto prodotti non surgelati. Nella maggior parte dei casi non capivo una mazza di quello che mi chiedevano, ma almeno imparai la differenza tra LATTE, WHITE COFFEE e BLACK COFFEE/AMERICANO. Io continuavo a bere il mio espresso che poi, per chi vive a Londra, diventerà immancabilmente un double espresso.

Dopo circa 2 mesi, la Delicatessen chiuse i battenti (non per colpa mia, sia chiaro) e mi trovai nuovamente senza lavoro. Il mio inglese era ancora a livelli bassissimi e il 70% delle volte non capivo quello che mi dicevano. Entrai nuovamente nel mio ozio psicologico, nel quale non volevo assolutamente fare il cameriere, così Francesco mi aiutò a preparare il curriculum e insieme andammo a Camden Town alla ricerca di lavoro. Era una domenica di sole (stranamente) e Camden Town come al solito era piena di turisti e di italiani che puntualmente non sanno muoversi in terra straniera. Entrammo in tanti negozi che cercavano commessi e lasciammo miliardi di CV. L'ultimo fu Dark Side, un negozio di abbigliamento gotico e dark (ci stava bene col look di Duca Vanity al Go Fish). Il titolare, un uomo orribile e viscido proveniente dalla Turchia, mi assunse all'istante.

Felice e contento iniziai il mio primo giorno in questo negozio. Lui era un uomo sulla cinquantina la cui moglie stava inchiodata alla cassa tutto il giorno. La figlia veniva in negozio una volta al giorno a dettare legge e a schiavizzarci nei modi più assurdi e inimmaginabili. Tra i 3, spesso mi veniva negata la pausa pranzo perché non avevo raggiunto il target prefissato per il mattino, o il più delle volte trovavano scuse per attaccarmi o ridicolizzarmi. Era un atteggiamento che avevano con tutti i commessi, specialmente se stranieri e alle prime armi.
Un giorno mi chiesero di sistemare le scarpe nelle vetrine e riordinarle seguendo la mia vena artistica. Ero pienamente soddisfatto del mio lavoro e anche compiaciuto visto che mi era stato dato un incarico diverso e nuovo. Appena visto il risultato, lui si catapultò verso di me attaccandomi e dicendo che non avevo alcun talento e che mai sarei riuscito nella vita perché ero una persona non intelligente e poco sveglia, che non avevo la più pallida idea di cosa significasse lavorare e che non avevo alcuna vena artistica. Scoppiai in lacrime. Lo acchiappai per il collo e non so come riuscii a difendermi in lingua inglese dicendo "I am not a kid, don't fucking scream at me". Aspettai che mi desse i soldi, inclusa la cauzione iniziale, e me ne andai. Chiamai Francesco e gli raccontai la vicenda.

Era un'altra giornata di sole, un'altra domenica. E me ne andavo felice.

Mentre tornavo a casa, mi ricordai di avere un biglietto da visita di un Talent Manager che era alla ricerca di persone particolari e con una forte personalità da assumere in una nuova area in Selfridges. Ero stato approcciato da quest'uomo proprio mentre lavoravo all'interno del negozio Dark Side, ma fu sbattuto fuori dai titolari proprio perché mi lasciò un biglietto da visita.
Lo contattai via email e feci il colloquio immediatamente. Sembrerà strano, ma ho sempre creduto al destino, o comunque ho sempre creduto che certe cose accadano per un determinato motivo. Le esperienze negative che avevo appena affrontato rappresentavano il nulla rispetto a quella che invece era la realizzazione del mio sogno: entrare in Selfridges.

Finalmente c'ero riuscito. Finalmente lavoravo in Selfridges. Il mio desiderio era diventato realtà e dopo 6 mesi finalmente le cose iniziavano ad andare bene. Mai avrei creduto di essere in grado di passare il colloquio e mai avrei pensato di essere idoneo per un posto come Selfridges. Invece ero stato scelto proprio per la mia personalità, per il mio essere diverso dalla norma e per il mio stile (tra l'altro, a quei tempi, mi vestivo veramente da schifo).

Guadagnavo circa 1.100 sterline al mese, e riuscivo a mantenermi tranquillamente. Non avevo vizi, riuscivamo a spendere poco anche quando andavamo a ballare e quando facevamo la spesa. Nel frattempo riuscii persino a cambiare casa e a spostarmi verso sud a Battersea, oltre il Tamigi. L'area era carina e sicura, anche se poi col tempo imparerò a non amare il sud e le aree limitrofe.

Tutto era bello e perfetto. Tutto sembrava essere al proprio posto.
C'era solo una cosa che non andava bene. Una cosa che mi disturbava pesantemente, costantemente, ogni giorno. Una cosa che spesso mi faceva scappare in bagno a piangere mentre lavoravo.

Una cosa dalla quale non si può scappare se si vive a Londra: gli inglesi.

Gli inglesi, con i loro modi arroganti e finti, con le loro continue false scuse e sorry, il loro dirti continuamente "that's very rude", o il trattarti da cane e da schiavo senza lasciarti possibilità di spiegare perché tu abbia preso determinate scelte o perché tu abbia agito in un certo modo. Quei modi altezzosi e classisti con i quali ti fanno sentire una bestia senza cervello, o le crocifissioni senza ritegno se anche solo ti permetti di arrivare 1 minuto in ritardo al lavoro.

E si sa, i problemi portano a pensare. Ti mettono in una posizione in cui devi riflettere e decidere come agire per risolverli. Non tutti sono forti, non tutti ce la fanno. E io non sapevo come agire. Non sapevo cosa fare per farmi scivolare il tutto e non rovinare il mio percorso.

Così, iniziai a dubitare. E ahimè, nel dubbio si prendono le peggiori decisioni.

venerdì 19 febbraio 2016

A Letto Con Londra - Capitolo 1 - La Scelta

Febbraio, una guerra tra amore e odio. E' un mese nel quale le persone si confrontano con se stesse e, quasi per magia, riescono a prendere le decisioni più impossibili e difficili. Almeno nel mio caso.
E' un mese che sta scomodo a chiunque: non solo perché cambia ogni quattro anni, ma anche perché i soldi in tasca sono pochissimi. Poi c'è quel maledetto giorno, quello li... il 14 febbraio. Quel giorno in cui chi è single vorrebbe avere una relazione, e chi invece è fidanzato vorrebbe essere single per poter poi piangere sul perché non ci sia nessuno che lo ami, che lo veneri, che lo pucci pucci tutto il tempo mentre si guarda la TV e via vomitando.

Poi ci sono io.

Perennemente single, considero il mese di febbraio come una fonte di rinascita e rivoluzione. Tutte le mie più grandi decisioni sono state messe in atto in questo periodo: quando mi trasferii a Londra la prima volta, la seconda volta, e la terza esattamente 3 anni fa. Non so perché io scelga questo mese, ma sta di fatto che per culo o per fortuna, febbraio è sempre la mia musa ispiratrice.

Sono nato a Cagliari il 28 Settembre 1982. I primi 10 anni li ho vissuti in pieno centro, circondato da macchine e casino 24 ore su 24. Successivamente ci siamo spostati nelle zone limitrofe, più calme e rilassanti. Sono quindi passato dalla città, al mare, alla montagna, nell'arco di 24 anni. Amo la mia terra, il mio popolo, la mia famiglia, gli odori del nostro cibo. Amo le nostre spiagge, il sapore del mare, l'umidità della sera, e amo persino i grilli che scassano la minchia tutta la notte. Sono cresciuto circondato da tanti talenti e ho incontrato persone che hanno ispirato il mio cammino e influenzato il mio futuro. Ho sempre creduto di avere le doti per poter fare di più, forse perché rappresento la Bilancia in tutto e per tutto, o forse perché dentro di me sapevo che avrei ottenuto qualcosa in più dalla mia vita. Sta di fatto che spesso mi sentivo fuori posto, come un pesce d'acqua dolce che viveva in pieno oceano. Con Alien nel 2013, Britney riuscì ad immortalare in un testo i miei esatti sentimenti nel lontano 2006: 


"Lost in the world out of me myself and I

Was lonely then like an alien

I tried but I never figured it out
Why I always felt like a stranger in a crowd
Had to get used to the world I was on
While yet still unsure if I knew where I belong
That was then like an alien".

Guardavo ed osservavo il mondo che mi circondava, e lentamente me ne distaccavo. Sapevo che era arrivato il momento di fare qualcosa, qualcosa per me stesso. Ero a conoscenza del fatto che avrei dovuto prendere una decisione per cambiare il mio futuro, per creare qualcosa di bello e di importante. Purtroppo la Sardegna non poteva offrirmi ciò che cercavo. Pensavo spesso di trasferirmi a Roma da mio padre, e avere l'opportunità di iniziare a conoscerlo (dopo 24 anni). Ma l'idea non prese mai piede, mancava la spinta iniziale, quella che ti dà la carica per dire "Cazzo, facciamolo Christian".

Tutti parlavano di Londra, tutti menzionavano la bellezza di questa città magica, la maestosità di Harrods, Piccadilly Circus, Oxford Circus, Trafalgar Square. Io non c'ero mai stato. A dire il vero, non ero mai uscito dall'Italia. Sentivo comunque quella chiamata, la cosiddetta "London Calling". Londra è una città che ti chiama anche solamente attraverso le fotografie. E' una città talmente magica che non ha bisogno di essere vissuta per potersene innamorare. Questo è quello che pensavo. Sentivo che avrei dovuto tentare, andarci, vederla, esplorarla.

E quale momento migliore per visitarla se non durante la magia di Natale.

Arrivai i primi di Dicembre, coperto dalla testa ai piedi, viste le temperature che per un sardo come me erano praticamente polari. L'odore dei camini accesi, le luci gialle e calde ovunque, i mille colori degli abiti della gente resero il primo impatto del tutto memorabile. Le case piccole e uguali l'una all'altra mi fecero sentire un po' come nel film La Carica Dei 101 e mi catapultarono immediatamente nel fantastico mondo di Mary Poppins. Vedevo per la prima volta i grandi schermi di Piccadilly Circus, sponsorizzati da Coca Cola e Nike. Vedevo i grandi leoni di Trafalgar Square e i teatri in Leicester Square e Tottenham Court Road. Vedevo i bus a due piani che trasportavano tantissime persone ed entravo per la prima volta in vita mia in metropolitana.

Ma la magia, quella vera, accadde quando andai in Oxford Street. Il mio cuore si fermò, smisi di respirare, l'emozione era immensa. Tutto era luminoso, tutto era abbellito con enormi luci e sfarzosi alberi di Natale, tutto sembrava parte di un sogno dal quale non volevo svegliarmi. Per un esteta come me (ritorniamo al mio essere la Bilancia perfetta), era come essere nel Paese dei Balocchi. Avrei voluto essere Hansel & Gretel e trasformare il tutto in marzapane, mangiare ogni singola cosa che vedevo e farla diventare parte di me per sempre.

Ma l'apice della felicità, il mio colpo di bidibidobidibu, accadde di fronte alle vetrine di Selfridges. Rimasi ammaliato. Attonito. Fermo per minuti che per me sembravano un'eternità. Erano così perfette, così maestose, così inarrivabili e inaccessibili che mi girai verso il mio amico Francesco e dissi "Io lavorerò qui, me lo sento nelle vene, lo so!".

Tornai alla casa in cui alloggiavo durante la mia vacanza (Golders Green, NW Zona 3), e iniziai a spedire curriculum ovunque utilizzando i vari siti on line. Il mio obiettivo era quello di comprendere la velocità di reazione di una città come Londra alla richiesta di un qualcosa. Volevo capire quanto fosse necessario aspettare tra il 'volere un lavoro' e 'l'ottenerlo'. Nel giro di una settimana mi chiamarono da tantissimi posti, e compresi che Londra era la città per me. Capii che Londra poteva darmi quello che cercavo e che avrebbe potuto farlo nel minor tempo possibile. Sentivo già che il mio cuore si riempiva di felicità e sapevo che quella sarebbe stata la scelta giusta.

Tornai a Cagliari a metà Dicembre e presentai le dimissioni. A quel tempo lavoravo per Sky al Recupero Crediti e Recupero Clienti. In tutto questo riuscii a coinvolgere anche quella che diventerà la mia compagna di viaggio e la mia migliore amica: Fabiana. Insieme abbiamo fatto i biglietti e insieme siamo arrivati a Londra il 14 Febbraio 2007.

Appena arrivato, mi fermai un istante, presi il respiro, mi guardai intorno e pensai:

"...stai calmo Christian. Sei appena arrivato.
Le cose verranno da te.
Sei nella città in cui tutto ciò che desideri può diventare realtà...".

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